La Rai, la regione lombare e quelle telecronache vintage
Telecronisti Rai… ovvero “Quei figuri di trent’anni fa” prendendo spunto dal titolo di una commedia di Eduardo De Filippo. C’è un nonsoche di vintage (tanto per non dire vetusto) nel racconto delle partite di questi campionati europei. Così mentre Sky arriva sul tablet o sull’iPhone, le voci da Mamma Rai al massimo potrebbero fuoriuscire da una Tv in bianco e nero o da un mobile-radio.
Quell’eccessivo formalismo, quasi barocco, che fa pronunciare più volte al telecronista dell’Italia Bruno Gentili: “Pirlo ha cesellato un passaggio” oppure (forse per il fatto di consultare prima di andare a dormire l’enciclopedia medica): “Il giocatore croato ha subito un colpo alla regione lombare“… che invano ho cercato sulle cartine sia fisiche che politiche dell’atlante. Forse dire semplicemente schiena come noi tutti ignoranti mortali sarebbe stato eccessivo per il compassato telecronista. E per fortuna che quel colpo era stato assestato nelle parti posteriori del corpo… non osiamo immaginare quali avventurosi giri di parole avrebbe usato il buon Gentili per commentare un colpo in parti maggiormente esposte e sensibili…
Per non parlare dei continui errori nel riferire dei calciatori in possesso del pallone oppure nell’invertire, nonostante una decina di replay, il giocatore che ha commesso fallo con colui che l’ha subito. E poi ci sarebbe da capire l’utilità del commento tecnico: quasi sempre banale, fuori luogo o ridondante. Almeno D’Amico ci ha fatto divertire con la storia che ha perso l’aereo, prodezza che è purtroppo sfuggita a Dossena il quale si esibisce, mentre il telecronista racconta il match, in mugolii di dubbio significato. Questi ex calciatori, che avendo giocato a calcio ad altissimi livelli, dovrebbero raccontarci le difficoltà di un gesto tecnico oppure un movimento tattico sembrano più tifosi aggiunti: soltanto che il biglietto non lo pagano.
Troppo cattivo? E allora almeno sottolineiamo che da qualche settore dell’azienda di Viale Mazzini qualcosa si muove: per i più “smanettoni” la Rai ha creato una App per iPhone, tablet e cellulari dedicata ai campionati europei che funziona abbastanza decentemente. Forse allora esiste (incredibile ma vero) qualche dirigente che ha compreso che siamo entrati nel terzo millennio da qualche anno.
Insomma non che tutto ciò che sia nuovo e “giovane” deve essere obbligatoriamente bello. Anche perchè il passato conserva sempre un fascino e un romanticismo impagabile. Dispiace soltanto che un’azienda con strutture e mezzi all’avanguardia che per anni ha contribuito allo sviluppo di questo Paese ora sia in declino insieme a tutto il resto.
Sarà mica una questione di meritocrazia? Il dubbio c’è. Un’azienda che ha l’ambizione di competere nel mondo della comunicazione avrebbe il dovere di puntare su persone maggiormente qualificate. Tutto qui.
Il rischio, soprattutto a sentire certe telecronache, è che anzichè andare avanti si vada indietro. E sarebbe davvero un peccato perchè in altre discipline sportive, nonostante gli sforzi delle altre emittenti, la Rai non ha rivali.
P.S. Ma ci voleva Cecchi Paone per dire che Giovinco sia un metro-sessuale? In fondo nessuno di noi pensa sia tanto più alto…
Valentino Di Giacomo













