Canale non Ufficiale

Biscotti, zuppe e pastette. L’italica morale in cottura

Biscotti di Castellammare

Biscotti, zuppa, pastette. No, non è un menu di un albergo o di un Bed & Breakfast, bensì le varianti usate nell’italico stivale e a Napoli per indicare un risultato di una partita che ha tutti i crismi per essere combinato. Da Canicattì a Pordenone, da Cerignola a Viggiù (passando chiaramente per Castellammare che annovera il biscotto più celebre) non si parla d’altro: Spagna e Croazia pareggeranno per 2-2 e l’Italia (sebbene dovesse dimostrare di esser capace di battere quantomeno l’Irlanda) sarebbe fuori dall’Europeo.

Del resto appena dopo il pareggio contro la Spagna, con incredibile tempismo, un nostro assiduo lettore ci aveva già segnalato questa evenienza che si sta puntualmente per verificare. Accadde anche agli Europei del 2004 tra Svezia e Danimarca, le integerrime nazionali nordiche non esitarono a confezionare un bel biscottone (anche le dimensioni ebbero un loro peso nei titoli dei quotidiani di allora) al fine di passare loro il turno e far fuori la Nazionale allenata da quel Trapattoni che Lunedì prossimo sfiderà proprio l’Italia.

La storia del calcio, notoriamente, è foriera di episodi simili che però possono avere letture differenti a seconda se il biscotto lo si cuoce oppure lo si deve ingoiare senza neppure l’aiuto di un sorso di latte. Nel 2004, ad esempio, l’attuale capitano della Nazionale Gigi Buffon levò grida di indignazione alla stampa proprio per l’eliminazione sospetta… salvo poi confessare qualche tempo fa che “due feriti sono meglio di un morto”.  Classico esempio di morale ad alternanza o, se vogliamo, variabile.

Ma nel gergo nostrano oltre al biscotto può anche trattarsi di pastetta: in Sicilia vanno per la maggiore i “brocculi a pastetta” ad esempio. Ma di pastette ci sono comunque altre varianti regionali, anche perché fuori e dentro le cucine noi italiani siamo da sempre avvezzi a fare a gara su chi sforna la pietanza migliore.  A Napoli può chiamarsi pastetta anche quella ottenuta mischiando latte e biscotti sbriciolati. In tempi di guerra (tanto per restare in tema con i morti e feriti di Buffon) si otteneva invece mescolando quel po’ di pane che si riusciva a rimediare, magari anche duro, con un po’ d’acqua. In Piemonte, perdonerete la mia ignoranza, ma non mi è dato di sapere che tipo di pastette preparano: ma a sentire certe frasi pare se ne intendano anche loro.

Altra cosa è la zuppa. Quelle da me preferite sono di pesce o di cozze (mitili… per i più irriducibili polentoni che potrebbero non comprendere). Nel calcio, nella città di Partenope, la zuppa serve ad indicare sia un risultato combinato che un calciatore scarso o avvezzo a commettere svarioni. Insomma possiamo sentir dire sia “Spagna e Croazia faranno una zuppa” o “Però Chiellini – a maggior ragione dopo quello che ha combinato contro la Croazia - è proprio na zuppa”. Per concludere: in Italia non importa che si parli di calcio o di cucina. Come tanti ci insegnano l’importante è mangiare. Tanto che per alcune categorie è “mangiando che vien l’appetito”. Ce ne sono alcuni che, come diceva Totò, “mangiano da professionisti”.

(P.S. E se posso dire la mia, per me la Spagna non si presterà a zuppe, biscotti, pastette o affini)

Valentino Di Giacomo

URL breve : http://www.canalenapoli.it/?p=15650

Ti potrebbe interessare…

 

LA VIGNETTA

Sondaggio

Chi volete sulla panchina del Napoli il prossimo anno?

Visualizza i risultati

Loading ... Loading ...

Ultimissime da Twitter

Social Network